Nella cultura contemporanea la soglia viene spesso interpretata come un limite da oltrepassare, una
condizione transitoria destinata a essere rapidamente lasciata alle spalle. Eppure esiste un'altra
possibilità, più antica e più profonda, abitare la soglia.
Tra le opere che meglio esprimono questa condizione vi è l’Edipo a Colono di Sofocle. Giunto al
termine della propria esistenza, cieco, esule e privo di ogni potere, Edipo non cerca una nuova patria
né una riconciliazione definitiva. Giunge invece in un luogo sacro posto ai margini della città, un
bosco consacrato alle divinità ctonie, dove gli viene chiesto di sostare. Colono non è una meta da
conquistare, ma una soglia da abitare.
In questo spazio liminale si incontrano natura e città, vita e morte, memoria e futuro. Edipo non
attraversa semplicemente il confine, vi dimora. La sua presenza trasforma il luogo e, nello stesso
tempo, il luogo trasforma lui. Da linea che separa, la soglia diventa spazio di relazione capace di
generare significato.
L'abitare contemporaneo tende a cancellare le soglie. Gli spazi diventano continui, immediatamente
accessibili, privi di mediazioni. Porte, cortili, androni, porticati e spazi di transizione perdono
progressivamente la loro funzione simbolica e percettiva. Con essi si indebolisce anche la capacità
dell'architettura di preparare l'incontro tra l'uomo e il luogo.
La qualità dell'abitare dipende dagli spazi occupati, ma anche dalla ricchezza delle soglie che li
connettono. È nelle soglie che l'architettura da costruzione diventa esperienza.
Nei Sassi di Matera e nel ΜΟΥΣΕΙΟΝ tale dimensione assume una particolare evidenza. L'abitare
significa entrare in relazione con una trama di passaggi che mette continuamente in comunicazione
interno ed esterno, individuo e comunità, presente e memoria.
Come Edipo a Colono, l'abitante della soglia scopre che alcuni luoghi chiedono di essere abitati,
affinché qualcosa possa accadere.